6 ottobre 2010 - 18:50
Questo sarà un post un po’ particolare. Perché riguarda personalmente chi lo scrive e contravviene alla buona regola di non parlare, giornalisticamente, delle cose che ci toccano da vicino. Ha che fare con la Calabria, dove mi è capitato di nascere, prima di emigrare come tanti; con il lavoro certosino di due colleghi e amici su questa regione; con la frase detta da una ragazzina di 15 anni mentre sfilava in corteo sul corso di Reggio Calabria in una manifestazione anti-’ndrangheta.
La premessa è data dalla cronaca. Un bazooka destinato al procuratore di Reggio, la risposta dello Stato che - nelle vesti del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza - chiede l’invio dell’esercito. Riflessi pavloviani, battute e risposte di copioni già letti. Oggi Reggio, come ieri Palermo. Le armi che arrivano prima dell’omicidio Dalla Chiesa, il tritolo prima di Capaci e via D’amelio. E i Vespri siciliani dopo tutto questo. «Passa il tempo, poco se ne impara» dice un proverbio di quelle parti.
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