Successivo » « Precedente

L'apprendistato modello Bolzano e la disoccupazione che non c'è

Meglio il Classico, dicevano le mamme una volta, almeno al Sud. Meglio, perché il greco e il latino… Perché puoi fare anche il medico, e in più sai da dove arriva l’etimologia di una parola…. Perché puoi fare l’avvocato ma anche insegnare (sottinteso: se proprio non ce la fai a fare l’avvocato).

Tattiche di ingresso nel mondo del lavoro che vengono da un altro mondo. Lontano anni luce. Soprattutto se lo si mette a reagire nel liquido di un sistema Paese che viaggia su un tasso di disoccupazione giovanile al 29% (e passa), e nel 2012 restringerà Pil e occupazione. E oggi più che mai chiede giovani formati “a misura d’impresa”, per dirla così, un po’ alla brutta.

Cosa dire oggi a un ragazzo? Classico o tecnico? Una laurea purché sia? Nel dubbio, consiglio la lettura di un bell’articolo di Mauro Pizzin, che è andato a curiosare in quel di Bolzano. Non in una scuola, ma alla Metall Ritten di Renon. Carpenteria metallica, 4 milioni all'anno di fatturato, 24 dipendenti. Occhio alla notizia: metà dei 24 ha un contratto di apprendistato. A tempo indeterminato.

Prima lezione: mentre l’Italia arranca nel dare attuazione al testo unico sull’apprendistato (riformato), c’è un pezzo di “frontiera Italia” dove il famoso (o famigerato) sistema duale esiste e funziona. Bolzano, appunto. E’ quello che alterna scuola a lavoro.
Gira così, in Alto adige: al nono anno di obbligo scolastico si può proseguire con altri due anni per prendere la licenza superiore ed eventualmente inseguire i sogni materni (paterni) di laurea. Oppure si può scivolare sulla via dell’apprendistato. Un percorso in discesa dietro al “maestro artigiano” che dura dai tre ai 5 anni (diploma di 1° o 2° livello). Dividendosi tra aula e officina per uno/due giorni alla settimana o a blocchi di 9/11 settimane. In discesa perché - anche grazie a questa formazione duale - il tasso di disoccupazione giovanile nell’area si muove intorno al 6,4% invece che intorno al 29% di cui sopra.
Uno dice: sì ma la cultura umanistica….Infatti. Infatti nel senso che nella comunità altoatesina a quanto pare sono molto più i tedeschi che gli italiani a scegliere la discesa dell’apprendistato e i 160 lavori a cui può aprire la porta. Questione di mentalità, di madri (e padri) che al pezzo di carta tengono ancora.

Su una cosa i genitori altoatesini, anche di lingua italiana, possono tuttavia star tranquilli: da quelle parti le verifiche sulla qualità formativa dell’apprendistato ci sono, sono frequenti e rigorose. Nessuno pensa più all’apprendista come a un troll delle valli. E sa che un maestro artigiano è un uomo colto proprio perché lavora con le mani.
Al di là del derby tutto italiano “classico o tecnico” a noi italiani che guardiamo alle frontiere del lavoro resta questa seconda lezione da mandare a memoria: la laurea può non bastare, e ben venga l’istruzione professionale sul campo. A patto che vera alternanza sia. A patto che qualcuno controlli.

Commenti

Scrivi un commento