Le ultime statistiche 2011 dell’Istat disegnano un Chistmas’ nightmare più incerto di un’asta Btp, più insidioso di una riforma del catasto, più ansiogeno di una conferenza stampa di fine anno di un premier. Perché sono numeri veri, il Paese reale, la carne e l’osso dell’Italia in perenne, inquieta manovra.
Cosa dice di preoccupante l’Istat? Che un italiano su quattro è a rischio povertà. Che francesi e tedeschi stanno meglio. E che c’è un quinto di popolazione a cui spetta appena l’8,2% del reddito. Poco di nuovo. Ma - e qui sta il punto - il rischio povertà è più marcato tra i giovani tra 18 e 24 anni rispetto alle generazioni più anziane. Ora uno dice: “giovane” e “povero” è binomio fisiologico. E buona pace per chi ha scritto – e noi tra loro – che i ventenni americani del 2011 saranno i primi ventenni dall’inizio del Novecento destinati a star peggio della generazione dei loro padri. Bene, pensare che un dato come questo sia solo uno sberleffo della statistica è come tirar su la coperta e fare buio sul futuro.Solo 24 ore prima l’Istat, infatti, ha tirato fuori dagli archivi l’indice di dipendenza degli anziani. E’ il numero che indica il rapporto tra gli over di 65 anni e gli altri. Oggi il tasso è al 30,9%, nel 2065 sarà al 59,7% . Vuol dire che oggi ci sono due lavoratori per un pensionato, domani ci sarà un lavoratore per due pensionati. Mettete insieme le due cose. E poi chiedete a un ventenne come va, cosa vede davanti a sè. Potrebbe rispondervi con l’aforisma di Paul Nizan, che italiano non era ma di gioventù se ne intendeva: Avevo vent'anni... Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita...
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Scrivi un commento